Sorry, I am Italian

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Viaggiare per imparare l’inglese, racconto di un italiano a Londra. Difficoltà e gioie incontrate in terra inglese.

Imparare una lingua non è semplice, in particolare l’inglese per noi italiani è sempre stata una montagna difficile da scalare. La difficoltà principale sta nel fatto che, purtroppo, la nostra educazione scolastica non ci ha mai dato una mano a riguardo, non tanto per la quantità ma per la qualità delle lezioni, e ci siamo quindi dovuti sempre arrangiare da soli in qualche altro modo.

La prima soluzione su cui solitamente riponiamo le nostre speranze è la ricerca di un corso di inglese, un madrelingua o chiunque possa, in linea teorica, incrementare la nostra conoscenza dell’inglese comodamente nella nostra città.

Sfortunatamente però non sempre, o almeno non per tutti, questa soluzione funziona. Di conseguenza , spesso,  la disperazione sale, così come le insicurezze e,puntualmente, arriva la frase “non sono portato, non ce la posso fare”. Superato questo momento, ognuno ha i suoi tempi, prevale però  la nostra natura, un mix di orgoglio ed istinto di sopravvivenza che ci spinge al secondo step:London calling.

TrafalgarSquare

 

Con tanta voglia di metterci in gioco rincorriamo il nostro British Dream. Biglietto per Londra in mano, cerchiamo la migliore combinazione scuola-accommodation e il sogno inizia a trasformarsi in realtà. Una volta arrivati in questa città non si può che rimanere a bocca aperta e venire conquistati dall’aria cosmopolita che si respira.

Allo stesso momento però iniziano i primi problemi con la lingua. Il periodo di ambientamento infatti è caratterizzato dai cosiddetti “YES” senza senso. Ti colpiscono quando meno te l’aspetti e hanno una forte influenza sul tuo umore.

Per capire di cosa si tratta non c’è esempio migliore della classica spesa al supermercato il primo giorno, quando alla domanda banale della cassiera su quanti sacchetti vuoi (“would you  like one or more bags?”) tu, con faccia chiaramente confusa da quello che non ha capito nulla, osi un timido “YES”. Solitamente poi tal risposta viene replicata da una faccia altrettanto confusa dell’interlocutore e dalla medesima domanda supportata questa volta pero’ dal linguaggio del corpo, quasi come a voler “sottotitolare” quanto detto.

Ecco, il primo “YES” senza senso ha colpito e, con umore sotto terra per non aver capito nulla, torni a casa. Così passa il primo giorno, ricco di emozioni contraddittorie tra loro, un’altalena tra felicità, paura di non capire nulla e imbarazzo quando realmente non capisci niente.

Supermarket UK

 

Inizi poi la scuola, l’entusiasmo che hai è paragonabile solo a quello di un bambino il giorno di Natale e ti senti forte, talmente forte da poter spaccare il mondo. Purtroppo però devi ancora farti le ossa, è passato solo un giorno dal tuo arrivo e il secondo “YES” senza senso ti  sta aspettando. Entri in classe, conosci i tuoi compagni e vedi il tuo insegnate che mangiandosi ogni lettera possibile ti dice “Hey, How you doing?”………”YES”.

L’ambiente però è fantastico, impossibile farsi abbattere in un contesto simile. Ragazzi da tutto il mondo che come te vogliono imparare. Questo è il punto fondamentale, tutti sono là per il tuo stesso motivo, e allora non importa se ogni tanto la tua risposta non è collegata alla domanda o se quest’ultima è mal formulata, perché nessuno ti giudicherà ma anzi, tutti cercheranno di darti una mano per migliorare.

SocialProgram

 

La differenza dalla tua precedente esperienza italiana la senti dopo qualche giorno. Le lezioni sono stimolanti e ricche di nuove scoperte legate al fatto che i tuoi classmates vengono da ogni angolo del mondo. Lentamente anche “l’orecchio” migliora e si abitua ai differenti accenti, da quello coreano, alcune volte acuto e scattante, a quello sudamericano, solitamente più simile al nostro.

Alla fine però quello che conta  è capire i madrelingua e successivamente non essere subito “marchiato”, una volta aperta bocca, come “Pizza Pasta Italiano”.

Incomincia così il terzo step:Tu vuoi fare il British. Sono passate ormai qualche settimane dal tuo primo giorno, il tuo inglese sicuramente è migliorato. Ora sei più sicuro e neanche la cassiera al supermercato ti può mettere in difficoltà. Riesci a capire, fantastico, ma ora vuoi di più. Vuoi essere come loro. Inizi così a imitare il loro accento, le loro espressioni ma anche le loro abitudini. Ti trasformi e quasi non te ne accorgi, inizi a correre per spostarti da un posto all’altro anche se un motivo magari non c’è.

Non è detto poi che la “trasformazione” avvenga perfettamente, ma, facendo un’esperienza di questo genere non c’è ombra di dubbio che le tue paure e i tuoi blocchi verranno superati e che potrai sentirti finalmente in pace con il tuo inglese.

How you doing? I’m OK!

LocalShop

 

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